Napoli

Pulcinella sul lungomare saluta il Babbo Natale nero con la barba mezza calata, che si fa strada tra la folla di turisti venuti a godersi il sole di una domenica partenopea. Con Castel dell’Ovo alle spalle, guardo Mergellina in lontananza pensando che non ho fatto in tempo a visitarla. Ai quartieri spagnoli però ci sono stata, con il loro tripudio di colori e di panni stesi alle finestre. Le statuine di Spaccanapoli, il profumo onnipresente di dolci e del caffè, che non è quella brodaglia nera che esce tutte le mattine dalla mia caffettiera, i milioni di chiese barocche, i vicoli e le piazze mi hanno accolto come uno sconosciuto che hai l’impressione di conoscere da sempre. Così,prima di andare via, sulla metro futuristica più bella d’Europa, decido di regalare il mio biglietto giornaliero proprio ad uno sconosciuto, scegliendolo a caso alla stazione Garibaldi. Un gesto simbolico per ringraziare questa splendida città che mi ha ospitato per il weekend. Con il biglietto blu in mano mi guardo intorno: mi sfrecciano tutti davanti senza guardarmi, e Marco mi pressa perchè è tardi. Quando ho quasi perso le speranze, lui appare: capelli grigi, occhi a mandorla, macchina fotografica al collo, sguardo perplesso verso la dispensatrice automatica dei biglietti. Perfetto. Mi dirigo verso il piccolo giapponese sprovveduto e gli dico se ha bisogno di un biglietto. Lui mi guarda ancora più perplesso e balbetta qualcosa in un giappo-inglese poco comprensibile. Gli spiego che il ticket è ancora valido ma che a me non serve più, e glielo porgo gentilmente. Lui non capisce. A signò, daje, pijate sto biglietto, che mò perdo pure il treno.  Timido, lui prende coraggio e mi fa: “How much?” Allora, in una frazione di secondo, penso che magari il buon dio mi sta ricompensando per la mia bontà, e che ha mandato un angelo per risolvere tutti i miei problemi economici. Quanto ci posso fà cò sto biglietto? E’ pure giornaliero, vale di più… Prima di proferire la parola “cinquantaeurofiftyeuros”, però, penso che non sarò certo io ad incarnare lo stereotipo di una città vessata ingiustamente da stupidi stereotipi. L’ultimo ricordo che ho di lui, prima di correre sul treno, è stato il suo inchino di ringraziamento a 90 gradi, mentre gli gridavo: “Enjoy Naples!”.

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