Il barcone verso le Egadi

La traversata ha inizio. Il barcone che avanza tra i flutti placidi del mare blu è colmo di turisti over 70 stravaccati su spartane panche di legno, terroni e polentoni insieme, pronti a scoprire le bellezze delle isole Egadi. Spiccano nel mucchio selvaggio la madre russa con il viso paonazzo dal sole e le due figlie adolescenti in carne dall’espressione distante, la famiglia olandese, sperduta, che mi ha adottato come interprete ufficiale e la famiglia nordica padre-padre + 2 figli che assomigliano a Billy Elliot. 

Quando trovo il mio angolino appartato e apro emozionata “Delitto e Castigo”, un mozzo zozzo mi piazza davanti una cassa di miliardi di watt che spara a cannone le hit dell’estate eseguite dal vivo. Così, impossibilitata nella lettura, decido di salire in coperta a vedere chi è l’artefice di quel delittuoso live. Seduti stanno, nell’ordine: una tardona con trucco da trans e capelli corvini che canta svociata e suona il tamburello fuori tempo; un ragazzo con il look di Fedez e la voce da Gigi d’Alessio; un tipo dai capelli rossi con gli occhi piccoli piccoli e la pelle bianca bianca che, a quanto pare, è il dj e leader incompreso del gruppo. Intorno a loro ballano, come tarantolate, vecchiette, milfone e adolescenti con aspirazioni da veline e la pancia da donne incinte al sesto mese. Quando il capitano interrompe l’orgiastico intrattenimento musicale per fornire informazioni di carattere culturale, tutti si indignano. Ci spiega, nascosto nella cabina di pilotaggio, che stiamo costeggiando l’isola chiamata “la Formica”, acquistata anni fa da un prete per la scandalosa somma di 100 lire. “Ora – illustra cercando di darsi un tono- su quest’isola c’è una comunità di recupero x tossicodipendenti”. Parla poi di un prestigioso hotel a 5 stelle dove si svolgono eventi di ogni genere, “dalla A alla Z, persino convegni”. Non è molto chiaro se questa lussuosa residenza si trovi sull’isola oppure no, perché la mia attenzione è distratta dal mio dolorante fidanzato che si lamenta per delle spine di riccio conficcatesi nel piede destro, nell’ultima sosta per bagnetto rinfrescante sugli scogli. In un attimo, il lupo di mare più anziano dell’equipaggio è su di lui e sfodera una lama affilata e arrugginita, vantando la sua decennale esperienza nel togliere spine e mostrando tutte le sue cicatrici provocate da un “razzo”, nonchè da numerosi altri pesci, sempre della famiglia dei “razzi”. “Almeno disinfettiamo il coltello!”, protesta il mio amato.”L’ho disinfettato ieri!”, esclama lui, e prima che il malcapitato possa ribellarsi, ecco che il vecchio è già all’opera sul piedone taglia 47 per estirpare il male, e una grande folla si raduna per ammirare lo spettacolo. Una signora accanto al mio giovane paziente, con un sorriso statico, irrigidito nella sua immacolata perfetta dentiera, per distrarlo dall’inimmaginabile dolore gli fa:” la vèdi quell’isola laggiù? Non quèlla grande, quèlla piccola. È La Formica. Ci stanno i tossici, non ci si puó andare.”

il marinaio navigato

L’estrattore della spina

la fauna che ci ha accompagnato nella traversata

la fauna che ci ha accompagnato nella traversata

Levanzo: prima tappa

Levanzo: prima tappa

Seconda tappa: Favignana

Seconda tappa: Favignana

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