La petalosa Apocalisse

 Avvertenza: In questo post il neo-termine “petaloso” è stato inserito ripetutamente (nel suo significato metaforico) per aiutare il suddetto aggettivo a entrare di diritto nella Lingua Italiana.

Non capisco tutto questo clamore intorno al neologismo coniato dal bimbo Matteo, che l’Accademia della Crusca ha benedetto quest’oggi, conferendogli l’ambito premio del “Aureo Cruscone Petaloso”. Con un triplice risultato: quotidiani paginosi, maestra orgogliona, classe esulteggiante.

Io non capisco. I miei studenti ogni giorno coniano parole originali e petalose, come “Enfatazione”, termine geniale che coniuga la potenza dell’enfasi con quella dell’esaltazione.

Non solo: i miei studenti non si limitano al rinnovamento linguistico dell’Italiano, ma sono capaci di reinventare interi testi della letteratura italiana e straniera, ormai obsoleti e noiosi, rielaborandoli con un estro e una maestria che supera ogni immaginazione umana.

Oggi, per esempio, è accaduta l’Apocalisse: una mia studentessa si è cimentata nella rilettura delle Sacre Scritture.

“Tu saprai certamente di cosa parla l’Antico Testamento! ” chiedo fiduciosa.

“Eh, non è che me lo ricordo tanto…” farfuglia la liceale.

Mi cimento allora nel gioco creativo delle “magiche iniziali” per far accendere ricordi sopiti che affondano le radici nel catechismo, tipo l’A… di N.., oppure Mo….. Addirittura invento sul momento un improbabile gioco delle coppie per suggerire i nomi inseparabili, come Adamo ed Eva, Abramo e Isacco, Sodoma  e Gomorra.

Nulla. Non ricorda nulla, tantomeno la differenza tra Antico e Nuovo Testamento, dunque abbasso notevolmente le mie aspettative e con morbida indulgenza domando:

“Beh, ma almeno, la Bibbia… come comincia ? ” e strizzo un occhio petaloso di ciglia, per non farla sentire proprio una merda.

“Con la nascita di Dio?” azzarda lei.

Invece di crollare di schianto dalla sedia, riesco a pronunciare  un solo flebile “No”.

A quel punto la studentessa tenta il tutto per tutto:

“Con la morte di Dio?”.

Vedete, cari lettori, la capacità dei miei studenti, che sono in grado di fondere in un unico testo tutta la religiosa sacralità della Bibbia con la sconcertante portata dell’ opera di Nietzsche che, come ben sapete, affermò: “Dio è morto“.

Quindi: che faccio, scrivo anch’io alla Crusca?

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