L’imperativo categorico del Refresh

Refresh. Refresh. Refresh. Questo l’imperativo categorico dalle 10 di questa mattina, aspettando l’apertura delle vendite per il concerto dei RADIOHEAD a Lione, alle 10.30 in punto. Il mio dito scatta allo scattare del minuto, e mi ritrovo alla 464 posizione in coda. Almeno sono dentro, penso. Aspetta, comanda il sito, non refreshare, aspetta. Ubbidisco. Ore 10.35, la mia posizione è intanto scesa al 350 posto. Intanto sviluppo una tecnica impeccabile che non riveleró a nessuno, e che mi fa scattare nel giro di due minuti alla posizione 121. Sono vicina. Tommy arrivo, penso. Ore 10.38: sono nella rosa dei primi 10, sesto posto, quando la pagina si refresha da sola e mi manda all’acquisto. Comprare? Mi chiede. Cazzo, si! Confermo i miei agognati due biglietti. In un francese impeccabile, peró, Digitick.com mi informa che, desolé, i biglietti sono finiti. Ora ci credo a tutti quei racconti surreali dei miei amici che mi raccontavano le loro imprese impossibili per accaparrarsi i biglietti delle rockstars più gettonate. È una guerra a colpi di REFRESH.
Ma alla fine che me frega, li ho visti 4 volte, la prima per il Tour di OK COMPUTER. Un pensiero a tutti i miei amici che erano con me e che lottano quotidianamente per la dura battaglia dei biglietti online.

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