Quando la batteria muore

Le foto scattate alla festa del Narciso a Rocca Priora mi hanno prosciugato la batteria del cellulare. Perduta, scendo a Frascati cercando di attivare i neuroni addormentati per trovare le mie amiche che mi aspettano in piazza San Pietro. “Troppo vago come appuntamento”, penso, “non le troverò mai”, e un brivido corre lungo la schiena. E infatti, delle amiche non c’è traccia. Ispeziono come un segugio senza olfatto tutta la piazza, senza neanche l’un percento nel dispositivo per lanciare un post d’aiuto su Facebook o per inviare un SOS su whattsup. O whattsapp? Non me lo ricordo, e la tecnologia non mi può aiutare al momento. Giro per i vicoli semideserti della città sperando in un po’ di fortuna, quando, di fronte ad un negozio, vedo un ragazzetto con la testa bassa, immerso nel mondo virtuale di uno schermo illuminato. Non ho scelta. Devo farlo. Prima però mi metto il rossetto a memoria, sperando di ricordare la forma delle mie labbra visto che tu, iPhone, non puoi aiutarmi con l’applicazione I-specchio. Mi avvicino timidamente e sbattendo gli occhi racconto al giovinetto la mia triste storia, implorandolo di avere pietà e di farmi fare una chiamata all’unica amichetta del gruppo della quale, per qualche oscuro motivo, ricordo il numero a memoria. Lui ha compassione di me e mi fa mandare un whattsup ( o whattsapp, vedi sopra) , perchè non ha credito. Mi illumino di gratitudine allora, e scrivo un messaggio in meno di 160 caratteri. Ma niente, non risponde, forse è già ubriaca. Il giovanotto allora ha una splendida idea : “Guarda, se hai l’I-phone te lo posso far ricaricare in negozio!”
Che genio, penso, secondo me ha trovato la soluzione su Yahoo! Answers mentre mi giravo a guardare una vetrina.
Entro, e il ragazzo comincia a raccontarmi tutta la sua breve vita mentre io guardo ansiosa il cellulare che sta per rianimarsi. Poi, mostrando interesse nei miei confronti, mi chiede dove sono stata quel pomeriggio. “Alla festa del Narciso!”, rispondo entusiasta.
Prima ancora di poter aggiungere qualche interessante particolare, lui esclama, a bocca aperta e con lo sguardo spento:”Bbbono!”.
Silenzio, il mio, e lui, non sapendo cos’altro fare, aggiunge: “Ma che è?”
“Cercalo su Google”, suggerisco, e fuggo veloce ringraziandolo con un inchino stile orientale che ho appena imparato su un tutorial di Youtube.
Quando raggiungo le mie carissime amiche tramite Maps, Betta mi alza davanti agli occhi il suo cellulare con il messaggio che le avevo mandato, dove spicca la foto del pischello in costume, con l’espressione da selfie che richiede rigorosamente la bocca a culo di gallina e il sopracciglio alzato.
“Ma chi è?”, domanda basita.
Il mio salvatore. Il mangiatore di narcisi.

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