Estremismi Radical

‘RadicalChic’ è un termine abusato, nowadays. Nonostante ciò, e dopo tanto cercare, non trovo parola più azzeccata per definire il locale in Pigneto Street, nella Williamsburg romana. Le cameriere del sabato sera con l’aria distratta dispensano menù scritti rigorosamente con il font più sputtanato del momento, quello rassicurante e sbarazzino che inorridisce di fronte  agli amanti irriducibili del vetusto Times New Roman. Il proprietario si aggira fra i tavoli con il sopracciglio alzato, impreziosito da una goccia di sudore che tradisce un’ ansia crescente per la sua congenita incapacità nella gestione di flussi incontrollati di hipsters. Continua a leggere

Parigi-Roma

Di ritorno a casa, aeroporto di Orly. Il mio lui è isolato e completamente assorto nei dritti e rovesci nel suo smartphone, orecchie inglobate nelle in-ears e occhi che seguono il suono ipnotizzante della pallina gialla da destra a sinistra e da sinistra a destra. Non sa cosa si sta perdendo. Davanti a me, due esemplari di homo di Borgatardenthal, maschio e femmina sui trent’anni, con terzetto di prole al seguito. Le tute acetate dalle quali si intravedono le fattezze del loro corpo sono strette in vita da un oggetto tipico di due decenni fa, il marsupio, che avevo sentito essere ormai proibito da tutti gli armadi del mondo. Si guardano intorno sperduti, in questo spazio aeroportuale che Marc Augé definì “non luogo”.

La coppia è intenta a facebookkare i post di “RomaFaSchifo”, ridendo sguaiatamente di un video che ritrae uno zingaro beccato sul fatto mentre tenta di arrampicarsi alla finestra di un imprecisato terzo piano con l’intento di rubare.

I commenti spaziano da espressioni strutturate tipo: “Anvedi Ahò”, fino ad arrivare ad esclamazioni sintetiche ed incisive come “Phòòò!” e “Sééééé!”.

Al termine del filmato, l’esemplare donna si fa scura in viso, come attraversata da un improvviso pensiero: “Amò, oh, comunque ce dovemo proprio avé quarcosa en faccia eh! Ogni vorta che pijamo l’aereo succede qualcosa ar controllo”.

Lui la guarda simpateticamente e si rabbuia a sua volta.

“C’hai raggione tesò.ma che te pare che nun hanno fatto passà à pistola der regazzino? Àmo beccato proprio ‘o stronzo, semo popo sfigati! No ma poi perché nun devi fa passà a pistola? L’amo presa a Eurodisni!”

Si volta allora verso il maggiore della triade e, con aria compassionevole, mentre quello si lobotomizza sul tablet senza curarsi dell’amore paterno, gli fa:

“Bello de papà, quando arivamo a Roma te la ricompra papà a pistola, a papà. Meno male che nun t’avemmo comprato pure a spada, sennò ce tojevano pure quella!”.

Per questa agghiacciante storia, ringrazio Elena Italiani, alias Italianipocket, la facilitatrice di vita più cool di Parigi. Se andate in quella splendida città, contattatela, e fatevi fare un autografo sulla sua guida Parigi low cost, edita da Rizzoli. Non ve ne pentirete!

15 marzo

Cammino con passo militare da piazza Venezia verso largo Argentina, attraverso via delle botteghe oscure, e la posizione dei sampietrini, schierati come soldati, con un’insolita perfezione, mi colpisce e mi inquieta, tanto sembrano nuovi.
C’è uno davanti a me che parla da solo, vestito di bianco, con una bella pelata lucida e una corona di capelli che gli incorniciano la testa. Ha il passo svelto e qualcosa di oscuro da nascondere. Non resisto e lo seguo, lo shopping può attendere. “Hai visto, sono ancora qui!” dice Continua a leggere