Comunicazione a vanvera

Il T9 picchia pesante. Magari non si chiama neanche più così, adesso, ma il principio di storpiare semplici parole per sostituirle a vanvera, ecco, quello è lo stesso che credevamo scomparso con i più evoluti Nokia3310. Invece questa tecnologia barbara, questa scrittura intelligente, è viva e presente nei nostri smartphones, e rischia di compromettere definitivamente rapporti di ogni tipo.  Continua a leggere

Povera Italia

Si aggira intimorito tra gli alti scaffali della libreria, ma non osa toccare nemmeno un volume.  Talvolta solleva la scoppola marrone per detergere quel fastidioso rivolo di sudore che scende dal monte della pelata fino a sfociare nel mare della fronte, scura e rugosa. Le ultime novità editoriali ammiccano maliziosamente, vestite da fascette sgargianti che, coprendo titoli vergognosi,  incoronano le copertine patinate come rivelazioni dell’anno.  Continua a leggere

Estremismi Radical

‘RadicalChic’ è un termine abusato, nowadays. Nonostante ciò, e dopo tanto cercare, non trovo parola più azzeccata per definire il locale in Pigneto Street, nella Williamsburg romana. Le cameriere del sabato sera con l’aria distratta dispensano menù scritti rigorosamente con il font più sputtanato del momento, quello rassicurante e sbarazzino che inorridisce di fronte  agli amanti irriducibili del vetusto Times New Roman. Il proprietario si aggira fra i tavoli con il sopracciglio alzato, impreziosito da una goccia di sudore che tradisce un’ ansia crescente per la sua congenita incapacità nella gestione di flussi incontrollati di hipsters. Continua a leggere

Natale all’Eurospin

Entro trafelata all’Eurospin per aggiudicarmi la mia razione di pane quotidiano. Dovrò pur pranzare, anche se mi aspettano 2000 calorie a cena. Mentre mi addentro in corridoi di pandori e carrelli stracolmi, un pensiero mi stringe lo stomaco che brontola:”Ti sei ricordata di fare regali a tutti? Anche al gatto di tua suocera che desiderava tanto l’ultimo modello di pallina rimbalzante?”. Continua a leggere

Happy Xmas (World is over)

Entra nell’ingresso semibuio di casa mia con passi lunghi che si catapultano nel soggiorno. Neanche mi guarda quando afferma con aria distante “ Ti sei fatta più scura.” Allibisco. Non oso chiedergli come sto. Troppa paura del suo giudizio, sta troppo avanti. Lui è l’unico uomo della mia vita che si accorge istantaneamente del più infinitesimale cambiamento dei miei capelli, sempre. Qualità rara, in un maschio. Potrei sposarlo, peccato che andrei in galera perché ha dodici anni e non ho tempo da perdere in chiacchiere tricologhe, dato che domani lui ha il compito di inglese e dobbiamo studiare. Continua a leggere

Parigi-Roma

Di ritorno a casa, aeroporto di Orly. Il mio lui è isolato e completamente assorto nei dritti e rovesci nel suo smartphone, orecchie inglobate nelle in-ears e occhi che seguono il suono ipnotizzante della pallina gialla da destra a sinistra e da sinistra a destra. Non sa cosa si sta perdendo. Davanti a me, due esemplari di homo di Borgatardenthal, maschio e femmina sui trent’anni, con terzetto di prole al seguito. Le tute acetate dalle quali si intravedono le fattezze del loro corpo sono strette in vita da un oggetto tipico di due decenni fa, il marsupio, che avevo sentito essere ormai proibito da tutti gli armadi del mondo. Si guardano intorno sperduti, in questo spazio aeroportuale che Marc Augé definì “non luogo”.

La coppia è intenta a facebookkare i post di “RomaFaSchifo”, ridendo sguaiatamente di un video che ritrae uno zingaro beccato sul fatto mentre tenta di arrampicarsi alla finestra di un imprecisato terzo piano con l’intento di rubare.

I commenti spaziano da espressioni strutturate tipo: “Anvedi Ahò”, fino ad arrivare ad esclamazioni sintetiche ed incisive come “Phòòò!” e “Sééééé!”.

Al termine del filmato, l’esemplare donna si fa scura in viso, come attraversata da un improvviso pensiero: “Amò, oh, comunque ce dovemo proprio avé quarcosa en faccia eh! Ogni vorta che pijamo l’aereo succede qualcosa ar controllo”.

Lui la guarda simpateticamente e si rabbuia a sua volta.

“C’hai raggione tesò.ma che te pare che nun hanno fatto passà à pistola der regazzino? Àmo beccato proprio ‘o stronzo, semo popo sfigati! No ma poi perché nun devi fa passà a pistola? L’amo presa a Eurodisni!”

Si volta allora verso il maggiore della triade e, con aria compassionevole, mentre quello si lobotomizza sul tablet senza curarsi dell’amore paterno, gli fa:

“Bello de papà, quando arivamo a Roma te la ricompra papà a pistola, a papà. Meno male che nun t’avemmo comprato pure a spada, sennò ce tojevano pure quella!”.

Per questa agghiacciante storia, ringrazio Elena Italiani, alias Italianipocket, la facilitatrice di vita più cool di Parigi. Se andate in quella splendida città, contattatela, e fatevi fare un autografo sulla sua guida Parigi low cost, edita da Rizzoli. Non ve ne pentirete!

Scenari sanguinari

Il mio studente preferito ha l’aspetto di un piccolo lord, col suo ciuffo biondo ordinatamente ondulato a sinistra e i lineamenti delicati e puri di un’adolescenza embrionale, ancora lontana dalle pustole rosse che presto ne deturperanno il viso.

Il giovane, che qui chiamerò col nome fittizio di “Dexter” per tutelarne la privacy, mi ascolta con Continua a leggere

In caso d’incendio.

La giornata inizia con un oscuro presagio. I miei vecchi stivali preferiti slittano pericolosamente sul fango mimetizzato dal brecciolino, mentre con una sapiente bracciata in aria riesco a mantenere l’equilibrio e a salvarmi da una caduta rovinosa. Raggiungo con passo melmoso l’aula verde di Torvergata (che prende il nome dal colore della tappezzeria delle sue sedioline corredate da un angusto tavolino), dove mi attende un’avvincente lezione di Storia Moderna.  Continua a leggere

Immagine

Dio in cucina

Lui mi guarda dritto negli occhi e mi fa:

“Quando Dio la distribuiva, la dote di mettere le cose in frigo in modo sensato, tu stavi da n’antra parte, probabilmente a compratte un pajo de scarpe!”

De Lingua Italiense

Come sempre, in ritardo. La strada è silenziosa e lunga, mi verrebbe quasi da correre, ma abbandono subito questo malsano proposito, gettando un occhio alla mia borsa modello valigia che sopporta ogni sorta di necessaria inutilità. Mi riprendo l’occhio e lo riposiziono nell’orbita designata, focalizzandolo sull’obiettivo da raggiungere. Prego Crònos, il dio del ritardo, perchè lanci le sue armi divine sul raccordo anulare e provochi una coda inaspettata che posticipi l’arrivo della puntualissima persona che devo incontrare. Tra questi pensieri rumorosi, irrompe una voce estranea e voluminosa che mi scuote dalle suppliche. Continua a leggere