Miserere in do minore

“David Bowie che sei nei cieli, perdonami perché ho peccato”, sussurro con la testa tra le mani, rivolta agli innumerevoli santini del duca bianco che costellano la mia libreria. Mi sembra quasi che la foto in bianco e nero sull’ultimo ripiano mi strizzi bonariamente l’occhio, quello azzurro, come per dire “C’mon babe, let it out!”. Così prendo coraggio per l’amara confessione e mi inginocchio, metaforicamente però, perchè ho un ginocchio quasi fottuto. Continua a leggere

Non ti vedrò mai più perchè ti ammazzerò

Lo sapevo che non gli dovevo rivolgere la parola, a questo principiante della Ryanair. Voglio solo finire quel genio di Bukowski in pace, per questo mi limito a centellinati sorrisi di circostanza. Ma quel rachitichello over 40 niente, continua a sperare di fare colpo raccontandomi di Londra.

Quando batte le mani al suono della tromba che esulta l’atterraggio in anticipo, lo sto quasi per insultare, ma mi trattengo perché in fondo mi fa pena. Strategicamente, allora, ma solo per farmi tirare giù la valigia sovrappeso, gli dico due sillabe a caso e quello attacca con fare orgoglioso che è stato un giorno e mezzo in vacanza, per la prima volta nella sua vita, a L’ Ondra. Pivello.

Ma il punto più alto lo raggiunge al controllo passaporti quando, col sopracciglio alzato e una presunta aria sexy, mi fa: “Comunque tu sei uguale a Laura Pausini, lo sai, sì?”. Faccio un respiro profondo, gli occhi a fessura e rispondo: “Ah. Quindi sono un cesso”. E me ne vado, senza neanche ucciderlo.

 
Nota: Il titolo di questo post è tratto da Pulp, Charles Bukowski, ed.Feltrinelli, 2003, pag. 122
 

 

 

 

 

L’arte dell’improvvisazione

Un’altra perla lessicale durante una lezione: finalmente si parla di Teatro , e posso lanciarmi in una spiegazione dettagliata sull’arte dell’improvvisazione, sviscerandola in ogni suo aspetto.

La studentessa sembra aver capito perfettamente, allora azzardo una domanda facile facile:

“Dunque, le maschere della Commedia dell’Arte recitavano non sulla base di un copione, ma di un….?”

“Aspè…non mi ricordo…”

“Dai, ne abbiamo appena parlato!”

“Ah, sì! Lo Strofinaccio!”

Dedicata a tutti i miei amici attori, alle maschere, e a tutti i canovacci e gli strofinacci, in cucina e in Teatro.

 

L’imperativo categorico del Refresh

Refresh. Refresh. Refresh. Questo l’imperativo categorico dalle 10 di questa mattina, aspettando l’apertura delle vendite per il concerto dei RADIOHEAD a Lione, alle 10.30 in punto. Il mio dito scatta allo scattare del minuto, e mi ritrovo alla 464 posizione in coda. Almeno sono dentro, penso. Aspetta, comanda il sito, non refreshare, aspetta. Ubbidisco. Ore 10.35, la mia posizione è intanto scesa al 350 posto. Continua a leggere

Tanto è uguale

Con gli occhi gonfi e i capelli arruffati, sull’attenti di fronte alla porta di casa, il mio studente aspetta le 9 in punto per suonare il campanello, in preda alla sua mania ossessivo-compulsiva dello spaccare il secondo. Mi trova con il trucco alla Alice Cooper, traccia evidente di una nottata di bagordi e di uno struccante poco efficace, mentre faccio sparire furtivamente la colazione non ancora consumata per mancanza di tempo. Continua a leggere

Lista dei desideri (un sabato al wishlist)

Nel locale sanlorenzino di sabato sera io e Ginger Hair, la mia compagna d’avventure, cerchiamo di camaleontizzarci tra la folla ventenne. Per stordire la vista, offesa da esemplari maschili di dubbio gusto, Ingurgitiamo due vodka tonic a testa, cercando di risucchiare fino all’ultima misera goccia di alcol nascosta tra i cubetti di ghiaccio. Ma la vescica, si sa, non è più quella di una volta. Dopo appena un paio di canzoni, allora, ci dirigiamo con aria decisa in un cesso di toilette, rigorosamente in coppia, per onorare l’usanza tramandata da generazioni e generazioni di femmine-teenagers, che impone loro il divieto categorico di espellere i loro bisogni senza l’amica fidata di fronte.

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La petalosa Apocalisse

 Avvertenza: In questo post il neo-termine “petaloso” è stato inserito ripetutamente (nel suo significato metaforico) per aiutare il suddetto aggettivo a entrare di diritto nella Lingua Italiana.

Non capisco tutto questo clamore intorno al neologismo coniato dal bimbo Matteo, che l’Accademia della Crusca ha benedetto quest’oggi, conferendogli l’ambito premio del “Aureo Cruscone Petaloso”. Con un triplice risultato: quotidiani paginosi, maestra orgogliona, classe esulteggiante.

Io non capisco. I miei studenti ogni giorno coniano parole originali e petalose, come “Enfatazione”, termine geniale che coniuga la potenza dell’enfasi con quella dell’esaltazione. Continua a leggere

L’amore al tempo dei Millennials

San Valentino a San Lorenzo, il Santo patrono dei fattoni. Dopo aver schivato gli spacciatori in piazza che mi promettono ogni genere di paradisi artificiali, mi imbatto in una coppia di giovani del terzo millennio. Hanno circa 50 anni in totale, e avanzano come fossero un corpo unico, con quattro gambe e due braccia. Le altre due sono avvinghiate al corpo dell’altro, per sostenersi a vicenda su un instabile e umido marciapiede che sembra scivolare via come un tapis roulant. Continua a leggere

Comunicazione a vanvera

Il T9 picchia pesante. Magari non si chiama neanche più così, adesso, ma il principio di storpiare semplici parole per sostituirle a vanvera, ecco, quello è lo stesso che credevamo scomparso con i più evoluti Nokia3310. Invece questa tecnologia barbara, questa scrittura intelligente, è viva e presente nei nostri smartphones, e rischia di compromettere definitivamente rapporti di ogni tipo.  Continua a leggere

Povera Italia

Si aggira intimorito tra gli alti scaffali della libreria, ma non osa toccare nemmeno un volume.  Talvolta solleva la scoppola marrone per detergere quel fastidioso rivolo di sudore che scende dal monte della pelata fino a sfociare nel mare della fronte, scura e rugosa. Le ultime novità editoriali ammiccano maliziosamente, vestite da fascette sgargianti che, coprendo titoli vergognosi,  incoronano le copertine patinate come rivelazioni dell’anno.  Continua a leggere