Voglie Mattutine

Stamattina mi sono svegliata con una canzone in testa, eco delle schitarrate di ieri sera. Mi affaccio sui tetti silenziosi e sulla città deserta, popolata solo dal mantra invisibile delle cicale.
Basta il tasto ON e il disco parte a cannone mentre io ballo come una pazza, pensando che tanto tutti incolperanno sicuramente lui, il mio vicino DJ- Vintage.
Ma un timore mi assale: Battisti è troppo moderno per lui. Allora nella mia playlist infilo in mezzo un pezzo di Romolo Balzani, così, tanto per allontanare i sospetti su di me, e continuo la mia session di ballo che battezzerò d’ora in avanti disco-morning-molesto.
E infatti compare Mr Vicino, con l’immancabile canotta bianca, fa capolino dalla finestra e si guarda intorno, tra il compiaciuto e il contrariato, chiedendosi chi sia l’impostore che gli ruba la scena. Mentre scrivo, lui è ancora lì, e io canto AHHHEHHHAHHHEHHH…A!

 

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Afterhours Afterparty

E fu così che arrivammo sottopalco. Come poche volte successe nelle decine di concerti visti.
Agognanti i leggendari sputazzi di Manuel Agnelli , io e le amiche groupies ci storpiamo le corde vocali per avvicinarci lontanamente alle note possenti del leader indiscusso, prossimo giudice di X-Factor. Neanche a mettersi d’accordo, ritrovo amici vecchi e nuovi, tutti felicemente lì, sottopalco a sinistra.
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L’ammiratore segreto


Sulla riva di Roseto degli Abruzzi, mi alzo sulle punte per cercare di scorgere qualche barlume di Croazia, dall’altra parte del mare, lasciata pochi giorni fa. Niente.

“Ma che fai?”, mi chiedono le mie amiche alte, fighe e con le tette grandi. Sorvolo sui miei pensieri e propongo un bell’aperitivo al bar del lido, per sfangare i 30 gradi con umidità al 90%. 

Prima ancora di ordinare, ci arrivano 3 bicchieri pieni di arancione e ghiaccio. Spritz, I suppose. Continua a leggere

Miserere in do minore

“David Bowie che sei nei cieli, perdonami perché ho peccato”, sussurro con la testa tra le mani, rivolta agli innumerevoli santini del duca bianco che costellano la mia libreria. Mi sembra quasi che la foto in bianco e nero sull’ultimo ripiano mi strizzi bonariamente l’occhio, quello azzurro, come per dire “C’mon babe, let it out!”. Così prendo coraggio per l’amara confessione e mi inginocchio, metaforicamente però, perchè ho un ginocchio quasi fottuto. Continua a leggere

Non ti vedrò mai più perchè ti ammazzerò

Lo sapevo che non gli dovevo rivolgere la parola, a questo principiante della Ryanair. Voglio solo finire quel genio di Bukowski in pace, per questo mi limito a centellinati sorrisi di circostanza. Ma quel rachitichello over 40 niente, continua a sperare di fare colpo raccontandomi di Londra.

Quando batte le mani al suono della tromba che esulta l’atterraggio in anticipo, lo sto quasi per insultare, ma mi trattengo perché in fondo mi fa pena. Strategicamente, allora, ma solo per farmi tirare giù la valigia sovrappeso, gli dico due sillabe a caso e quello attacca con fare orgoglioso che è stato un giorno e mezzo in vacanza, per la prima volta nella sua vita, a L’ Ondra. Pivello.

Ma il punto più alto lo raggiunge al controllo passaporti quando, col sopracciglio alzato e una presunta aria sexy, mi fa: “Comunque tu sei uguale a Laura Pausini, lo sai, sì?”. Faccio un respiro profondo, gli occhi a fessura e rispondo: “Ah. Quindi sono un cesso”. E me ne vado, senza neanche ucciderlo.

 
Nota: Il titolo di questo post è tratto da Pulp, Charles Bukowski, ed.Feltrinelli, 2003, pag. 122
 

 

 

 

 

L’arte dell’improvvisazione

Un’altra perla lessicale durante una lezione: finalmente si parla di Teatro , e posso lanciarmi in una spiegazione dettagliata sull’arte dell’improvvisazione, sviscerandola in ogni suo aspetto.

La studentessa sembra aver capito perfettamente, allora azzardo una domanda facile facile:

“Dunque, le maschere della Commedia dell’Arte recitavano non sulla base di un copione, ma di un….?”

“Aspè…non mi ricordo…”

“Dai, ne abbiamo appena parlato!”

“Ah, sì! Lo Strofinaccio!”

Dedicata a tutti i miei amici attori, alle maschere, e a tutti i canovacci e gli strofinacci, in cucina e in Teatro.

 

L’imperativo categorico del Refresh

Refresh. Refresh. Refresh. Questo l’imperativo categorico dalle 10 di questa mattina, aspettando l’apertura delle vendite per il concerto dei RADIOHEAD a Lione, alle 10.30 in punto. Il mio dito scatta allo scattare del minuto, e mi ritrovo alla 464 posizione in coda. Almeno sono dentro, penso. Aspetta, comanda il sito, non refreshare, aspetta. Ubbidisco. Ore 10.35, la mia posizione è intanto scesa al 350 posto. Continua a leggere